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La pagina è realizzata con lo scopo di promuovere l'interesse per la scienza: gli articoli citati e i comunicati sono redatti dal CNR che li pubblica sul proprio sito. Il sito del CNR ha questo indirizzo: http://www.cnr.it/sitocnr/home.html |
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COMUNICATI: |
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Uomo e scimpanzè: un legame anche ‘archeologico’ Il tesoro di Misurata torna a risplendere Cina e Russia entrano nel ‘governo’ di Internet Assicurazioni, risparmi in arrivo con le nuove tecnologie A Padova riflettori accesi sull’oro blu Dagli abissi del Mediterraneo agli abissi dello spazio |
CHU: la ricerca internazionale per problema energetico Rapporto sull’immigrazione in Italia Il massaggio accelera lo sviluppo cerebrale dei neonati Da novembre ad aprile record di piovosità degli ultimi due secoli Lavorare fa bene. Se ci si controlla Nuova scoperta sul ‘ricambio’ dei neuroni |
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Uomo e scimpanzè: un legame anche ‘archeologico’ Nasce una nuova archeologia, quella che studia come vengono utilizzati gli strumenti nei primati in modo da ricostruire l’evoluzione di questo comportamento nella nostra specie. Il nuovo approccio scientifico, ora pubblicato su Nature, porta la firma di un team internazionale di ricercatori, tra cui Elisabetta Visalberghi dell’Istc-Cnr Fino a poco tempo fa si riteneva che l'archeologia fosse la scienza delle culture umane antiche, dedita alla scoperta e all’analisi dei manufatti dei nostri progenitori. Invece, un articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature è destinato a rivoluzionare questa visione, estendendo l’approccio archeologico anche allo studio delle attività di uso, costruzione e accumulo di strumenti nei primati non umani, le specie animali a noi evolutivamente più vicine. “I primati non
umani rappresentano un ottimo modello per lo studio della tecnologia litica,
dato che sono sempre più numerose le evidenze di popolazioni selvatiche che
usano strumenti”, dice Elisabetta Visalberghi, primatologa dell’Istituto di
scienze e tecnologia della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle
ricerche di Roma e co-autrice dell’articolo. “Si va dagli scimpanzé della Costa
d’Avorio, che usano percussori e incudini per rompere noci troppo dure da aprire
altrimenti, ai cebi – scimmie sudamericane che in Brasile usano pietre sia per
rompere noci sia per estrarre tuberi dal terreno – fino ai macachi che, in
Tailandia, con una tecnica simile rompono il guscio di granchi e
molluschi”. Lo studio degli elementi caratteristici della tecnologia litica, dalla scelta della materia prima ai vari metodi di scheggiatura alle tradizioni culturali dei diversi gruppi, unisce così primatologi e archeologi in un nuovo campo di ricerca meglio definito come ‘archeologia dei primati’. “Questa nuova disciplina nasce dal presupposto che, qualunque organismo accumuli o modifichi materiali durevoli come la pietra, lascerà una traccia sotto forma di reperto archeologico”, prosegue la primatologa. “In questo senso sarà possibile fornire per la prima volta un quadro comparativo per la comprensione del contesto biologico, ambientale e sociale che ha favorito l’evoluzione comportamentale dei primati”. In questo contesto è stato avviato il progetto internazionale ‘Pounding working group’ che avrà lo scopo di comparare il comportamento di uso di strumenti, in particolare di percussori per rompere noci e altri alimenti duri, negli scimpanzé, nei cebi e negli ominini. È noto, infatti, che, dall’analisi delle pietre scheggiate prodotte dai nostri progenitori e dal tipo di fratture che presentano, sia possibile risalire al loro grado di destrezza motoria e comprenderne le capacità cognitive. “Sebbene i primati non umani non sembrano in grado di produrre intenzionalmente pietre scheggiate, può accadere che un percussore si rompa accidentalmente durante l’uso”, spiega Visalberghi. “Poiché si ipotizza che eventi simili abbiano portato i nostri progenitori a scoprire casualmente come produrre pietre scheggiate, in questo senso lo studio dei primati non umani attuali potrà permettere di ricostruire l’origine del comportamento di produzione di strumenti nei nostri progenitori estinti”. Ricerche di
questo tipo suscitano nuove domande sia per gli archeologi sia per i primatologi
e potrebbero avere importanti implicazioni. “La notevole similitudine tra i
percussori utilizzati da cebi e scimpanzé e l’apparente assenza di uso di
strumenti nel bonobo (o scimpanzé pigmeo) fa supporre, ad esempio, che la
capacità di usare strumenti sia comparsa indipendentemente e si sia perduta più
volte nel corso di milioni di anni in diverse linee di primati estinti”,
sostiene la ricercatrice. “Inoltre, grazie all’aiuto dei primatologi, gli
archeologi potrebbero rinvenire industrie litiche più antiche di quelle di
Olduwai (le più antiche finora conosciute, risalenti a circa 2,6 milioni di anni
fa) e una simile scoperta renderebbe necessario riconsiderare le tradizionali
classificazioni delle prime industrie litiche”. Primi tentativi di applicazione pratica dei metodi dell’ ‘archeologia dei primati’ sono attualmente in corso in Guinea sugli scimpanzé e in Brasile sui cebi. “Combinando le classiche tecniche d’indagine archeologica per l’analisi dei manufatti con l’osservazione del comportamento spontaneo di individui allo stato selvatico si potrà valutare in che misura i primati non umani siano selettivi nella loro scelta di materiali da usare come strumenti”, conclude Visalberghi. “ Mentre la comparazione tra i reperti ossei dei nostri progenitori e gli scheletri dei primati attuali darà modo di comprendere quali caratteristiche anatomiche abbiano permesso l’acquisizione del comportamento di uso di strumenti tanto nei primati attuali quanto in quelli estinti”. Roma, 16 luglio 2009 La scheda: Che cosa: ‘archeologia dei
primati’ per lo studio dell’evoluzione
comportamentale dei primati – pubblicazione su Nature “Michael Haslam, Adriana
Hernandez-Aguilar, Victoria Ling, Susana Carvalho, Ignacio de Per informazioni: Elisabetta Visalberghi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Roma, tel. 06/3221252, e-mail: elisabetta.visalberghi@istc.cnr.it, Elsa Addessi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Roma, tel. 06/3221437, e-mail: elsa.addessi@istc.cnr.it. da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/66_LUG_2009.HTM
Il tesoro di
Misurata torna a risplendere 108 mila monete di epoca romana, ritrovate nel 1981 nella città libica, sono state studiate e restaurate dal Consiglio nazionale delle ricerche anche con l’ausilio di metodologie non distruttive dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Il più grande tesoro monetale
romano, ritrovato nel Databili tra il 294 e il 333 d.C., queste monete sono nummi (folles), ossia prodotti con una lega rame-stagno-piombo comprendente una piccola quantità di argento, caratterizzati da un arricchimento superficiale sottilissimo con il medesimo metallo. Anche se non è da escludere che il tesoro dovesse essere costituito da un numero maggiore di esemplari, si tratta più grande ritrovamento non solo di epoca romana, ma, probabilmente, di tutto il mondo antico. “Oltre che per le dimensioni”, spiega Salvatore Garraffo direttore dell’Itabc-Cnr, “il rinvenimento si distingue perchè che getta nuova luce sia sulla storia dell’economia e della circolazione monetaria in Tripolitania nella prima metà del IV secolo d.C., sia sulla metallurgia e la tecnologia della produzione monetale di quel periodo”. Ma a chi apparteneva questo patrimonio? “Si possono avanzare due ipotesi”, continua Garraffo, “il tesoro costituirebbe il contenuto di una cassa destinata a erogare pagamenti o al ritiro di monete messe ‘fuori corso’ anche al fine di recuperarne, mediante rifusione, il contenuto in argento”. Le monete, a partire dal 2007, sono state oggetto di un’accurata serie di analisi fisiche non distruttive, volte a definire la percentuale del contenuto in argento nella lega e a precisare, in associazione con altri metodi di indagine, la tecnologia di fabbricazione, elementi che aiutano a ricostruire l’‘inflazione’ e le periodiche crisi economiche e monetarie che travagliarono in quei decenni l’impero romano. Le misure si basano sull’utilizzo di sorgenti radioattive messe a disposizione dai laboratori del Cnr e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. “Il laboratorio per le analisi non distruttive Landis dell’Infn-Lns”, spiega il responsabile Giuseppe Pappalardo, “ha sviluppato l’analisi delle superfici con il sistema portatile Pixe-alfa (brevetto Infn/Cea), la caratterizzazione del substrato mediante il sistema a controllo di stabilità Bsc-Xrf e l’analisi quantitativa dell’interno mediante l'innovativa tecnica Dpaa (Deep proton activation analysis). Allo stato attuale si tratta del più completo protocollo di analisi non distruttiva di monete”. Roma, 14 luglio 2009 La scheda: Che cosa: restauro, studio e catalogazione del tesoro di Misurata Chi: Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale di fisica nucleare Informazioni: Salvatore Garraffo, direttore Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr, Montelibretti (Roma), tel. 06/90625274, e mail: direttore.itabc@mlib.itabc.cnr.it da: http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/65_LUG_2009.HTM
Cina e Russia entrano
nel ‘governo’ di Internet I due Paesi fanno ingresso in Icann,
l’organismo che sovrintende sulla Rete e che ora comprende il 90% dell’utenza
mondiale. I cinesi sono i primi al mondo per navigatori, 298 milioni, e domini,
17 milioni. “Un fatto politicamente significativo”, commenta Trumpy
dell’Iit-Cnr, il rappresentante governativo italiano Anche la Cina
entra a far parte del governo mondiale di Internet. Il colosso asiatico ha
aderito al Gac - Governmental Advisory Committee - di Icann (Internet
Corporation for Assigned Names and Numbers), l’organismo internazionale che
sovrintende al funzionamento della Rete e del sistema dei domini a livello
mondiale. “E’ un fatto
politico significativo e lungamente atteso”, commenta l’ingegner Stefano Trumpy,
dirigente di ricerca all’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio
Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) e rappresentante del Governo italiano
nel Gac di Icann. “La Cina è infatti la nazione al mondo che ha in assoluto il
numero più elevato di utenti Internet, 298 milioni a gennaio 2009, e di domini
(i nomi targati .cn sono quasi 17 milioni)”. L’ingresso cinese,
avvenuto all’ultima riunione Icann di Sydney, è stato accompagnato dalla
presenza della Russia come ‘invited guest’. “Con queste new entry, nel Gac sono
presenti gli Stati che comprendono oltre il 90% dell’utenza mondiale della
rete”, prosegue il ricercatore dell’Iit-Cnr. “Questo dato smorza le critiche di
quanti sostengono che entro Icann non siano sufficientemente rappresentati i
governi nazionali”. La Cina negli
ultimi anni ha conosciuto una vera e propria esplosione di Internet, i cui tassi
di crescita non hanno precedenti né pari: solamente dal 2007 al 2008 i
navigatori sono cresciuti del 42%, quelli connessi tramite cellulare (117
milioni) del 133%, i blog censiti sono 162 milioni. “L’auspicio – aggiunge
Trumpy – è che l’ingresso della Cina nel Gac possa anche favorire un maggiore
rispetto della libertà degli utenti Internet”. Icann introdurrà a
breve innovazioni che permetteranno agli utenti di registrare nomi scritti in
caratteri diversi dall’alfabeto latino (cinese, giapponese, arabo, ebraico,
greco, cirillico, coreano, etc): a guidare tale svolta il neo-presidente e
amministratore delegato Rod Beckstrom, esperto in sicurezza, high-tech e
attività internazionali a favore dei Paesi in via di sviluppo, già direttore del
centro nazionale sulla cyber-sicurezza Usa. Roma, 6 luglio 2009 La scheda Chi: Istituto di Informatica e Telematica del
Cnr Pisa (Iit-Cnr) Che cosa:
Ingresso di Cina e Russia nel ‘governo’ di Internet Per informazioni: ing. Stefano Trumpy, Istituto di
Informatica e Telematica del Cnr di Pisa (Iit-Cnr), tel. 050-3152634, e-mail: stefano.trumpy@iit.cnr.it;
Luca Trombella, Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa (Iit-Cnr),
e-mail: luca.trombella@iit.cnr.it
da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/62_lug_2009.htm
Assicurazioni, risparmi in arrivo con le nuove
tecnologie GPS, GPRS/GSM, accelerometri e servizi
internet based consentiranno di fronteggiare le frodi nel settore, che oggi
incidono per quasi 300 milioni di euro l’anno, soprattutto nell’Italia
meridionale. E porteranno migliori servizi agli assicurati. Se ne parla domani
al Cnr, durante la presentazione di uno studio dell’Irat
Cnr Sembra finita la lunga fase di crescita del mercato assicurativo responsabilità civile auto in Italia: i premi sono aumentati di circa il 28% negli anni 2000-2007, con una diminuzione 2007-2006 dell’1%, più accentuata nelle regioni settentrionali (-1,8%). Si confermano infatti le forti differenze nelle macroaree geografiche: nel Meridione i premi RC auto sono cresciuti nel 2000-2007 del 43,8%, rispetto al +18,5% delle regioni settentrionali e al +32,1% di quelle centrali. Ma tali differenze, e le inefficienze del sistema assicurativo da cui esse derivano, potrebbero essere presto debellate grazie alle nuove tecnologie, con relativi benefici agli assicurati. Sono alcuni dei dati che emergono da una ricerca condotta da Antonio Coviello, ricercatore presso l’Istituto di ricerche sulle attività terziarie del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (Irat-Cnr) e docente di Marketing assicurativo nella Seconda Università di Napoli, pubblicata nel volume ‘L’utilizzo delle tecnologie avanzate nel settore assicurativo’ (Giappichelli editore), che sarà presentato a Roma presso la sede centrale del Cnr (p.le Aldo Moro, 7) domani, giovedì 2 luglio, alle ore 15,30. All’incontro parteciperanno, tra gli altri, Alberto de Gaetano dell’Ania (l’Associazione che riunisce le imprese assicuratrici), Carmine d’Antonio dell’Isvap (l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), Stefano Caldoro, deputato della Commissione Università e ricerca ed il Sottosegretario all’Economia e finanza, Nicola Cosentino. Il volume – che si avvale della prefazione di Fabio Cerchiai, presidente Ania-Abi (la neonata federazione tra imprese assicuratrici e bancarie), e dei contributi di circa 20 personalità del settore – individua il fattore cruciale per l’evoluzione del sistema assicurativo nell’innovazione e in particolare nella diffusione capillare delle tecnologie di bordo (GPS per il posizionamento, GPRS/GSM per la trasmissione, accelerometri elettronici ad alta precisione) e dei nuovi servizi internet based. “La telematica assicurativa – spiega Coviello - consente la profilazione-personalizzazione delle polizze RC auto sulla base di parametri quali percorrenze per km, tipo di strada, notte/giorno e dinamica dei sinistri, rilevati dalla ‘Clear Box’ montata sull’auto, riducendo il peso dei parametri standard quali età, residenza e sesso”. Un sistema
innovativo che permetterà alle compagnie di contrastare le frodi e aumentare la
produttività nelle aree geografiche che ne sono più flagellate, a vantaggio
proprio e dei clienti. Il fenomeno criminoso nella RC auto – secondo i dati
Isvap 2007 – incide a livello nazionale per il 2,54% del numero dei sinistri,
per un importo di 289 milioni di euro, pari al 2,27% del valore complessivo dei
risarcimenti e all’1,59% sui premi. Un’incidenza molto differenziata a livello
territoriale, che tocca punte quali quella della provincia di Napoli - dove
rappresenta il 15,18% dei sinistri, il 12,88% dei risarcimenti e l’8,82% dei
premi – contro Milano e Firenze dove raggiunge in numero lo 0,89% e lo 0,6-0,8%
di risarcimenti e premi. “Tale
fenomeno determina a sua volta l’inefficienza delle strutture liquidative,
particolarmente nell’Italia meridionale, limitando anche la crescita del mercato
dell’e-insurance”, prosegue Coviello. Il numero totale dei ‘punti di contatto
per la liquidazione dei sinistri’ sul territorio nazionale, al 31 dicembre 2007,
è sceso a 5.227 con una riduzione del 3,8% rispetto al 2006, toccando
nell’Italia meridionale il -5,1% rispetto all’Italia centrale (-4,8%),
settentrionale (-3,7%) e insulare (-0,2%). Ne consegue l’aumento del numero
medio di utenti serviti da ciascun “punto di contatto”, passato a 9.011 veicoli
rispetto a 8.513 nel 2006 (6.624 del 2003). Anche in tal caso l’area geografica
con i rapporti più elevati resta l’Italia meridionale, 12.861 veicoli circolanti
per ogni “punto di contatto”, e A sua volta,
anche l’indicatore sinistri-reclami evidenzia nel 2004–2007 una netta differenza
fra l’Italia settentrionale, pari nel “L’e-insurance è quindi l’occasione per le imprese italiane di ripensare le strategie di business”, conclude il ricercatore, “per accrescere tempestività ed esaustività delle informazioni ed efficienza ed efficacia della gestione. Solo gli investimenti in tecnologie sulle strutture organizzative e di controllo permetteranno di cogliere le opportunità generate dalla ripresa del mercato finanziario unico europeo”. Roma, 1 luglio 2009 La scheda Che cosa: presentazione del volume ‘L’utilizzo delle tecnologie avanzate nel settore assicurativo’ Dove: sede centrale del Cnr (p.le Aldo Moro, 7) Quando: giovedì 2 luglio, ore 15,30 Chi: Istituto di ricerche sulle attività terziarie del Cnr di Napoli (Irat-Cnr) da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Luglio/60_lug_2009.htm
A Padova riflettori
accesi sull’oro blu Dal 23 al 25 giugno a Padova il Salone
Professionale delle Tecnologie per l’Acqua - Hydrica. Tra i temi trattati
dall’Irsa-Cnr lo smaltimento fanghi da impianto di depurazione e il
disinquinamento delle acque di scarico E’ rivolto al risparmio, alla
valorizzazione e al corretto uso della risorsa idrica il Salone Professionale
delle Tecnologie per l’Acqua – Hydrica, che prende il via domani a Padova.
L’evento, con il patrocinio del
Ministero dell’Ambiente, si svolge in collaborazione con l’Istituto di ricerca
sulle acque (Irsa) del Consiglio nazionale delle ricerche e altre istituzioni
pubbliche e private del settore. Hydrica si sviluppa in una sezione espositiva e in una congressuale, che
comprende un programma di aggiornamento per gli operatori privati e pubblici,
articolato dagli aspetti gestionali, a quelli energetici, sino alla salvaguardia
ambientale. In particolare, il contributo dell’Irsa-Cnr per tale sezione
riguarda un dibattito su “Il contributo delle imprese nella depurazione degli
scarichi e nel risanamento delle acque sotterranee" in programma martedì 23
giugno (ore 15–18, Sala 7). “L'accresciuta sensibilità ambientale”, spiega Roberto Ramadori, ricercatore dell’Istituto, “sta facendo maturare, anche se lentamente, la convinzione che sia necessario un nuovo approccio al disinquinamento delle acque di scarico. L’esigenza, sempre più avvertita, è quella di una tecnologia sostenibile, che sarà volta al recupero energetico e al recupero di materie prime (nutrienti in primis)”. La presenza di microinquinanti
emergenti nelle acque di rifiuto e nelle acque naturali è, invece, l’argomento
che verrà affrontato mercoledì 24 (ore
9-13, Sala 7) nella relazione su ‘Tecnologie per la
riduzione del fango prodotto negli impianti di depurazione
civili’. Spiega Giuseppe Mininni dell’Irsa-Cnr: “La criticità di tale problematica è determinata dalla scadenza del 30 giugno prossimo per la piena applicazione della disciplina sulle discariche. Oltre tale termine non dovrebbe essere più consentito lo smaltimento in discarica dei fanghi, con le conseguenze facilmente immaginabili per tutti i numerosi gestori degli impianti di depurazione i cui fanghi non possono essere destinati all’uso agricolo diretto o tramite compostaggio. Sono perciò richiesti interventi immediati sugli impianti con l’obiettivo di minimizzare la produzione dei fanghi, il cui smaltimento potrebbe altrimenti diventare così impegnativo da risultare praticamente impossibile”. I microinquinanti organici nelle acque di scarico saranno al centro del dibattito che si svolgerà il 25 (ore 9-13, Sala 7). “L'individuazione degli impianti di depurazione di scarichi civili quali fonti di contaminazione da microinquinanti organici delle acque superficiali”, sostiene Luisa Patrolecco, ricercatrice Irsa-Cnr, “suggerisce di sviluppare schemi di trattamento in grado di migliorare l'efficienza di rimozione di questi composti, soprattutto nell'ottica di un riutilizzo sia del refluo trattato sia dei fanghi di depurazione. Tanto più nel caso di contaminanti emergenti o che abbiano riscontrate proprietà di interferenti endocrini, in grado di provocare effetti dannosi a carico degli organismi acquatici e, per ultimo, dell'uomo” Grazie agli studi di Irsa-Cnr è stato dimostrato che gli effluenti di scarico di origine urbana e industriale sono, per le acque superficiali, fonte di inquinanti capaci di alterare le normali funzioni del sistema endocrino dei vertebrati. Una ricerca dell’Irsa-Cnr ha dimostrato che alcuni pesci esposti subiscono alterazioni più o meno profonde di diversi organi e tra questi le gonadi. Se l’esposizione avviene negli stadi giovanili le gonadi, in base alla natura chimica dell’interferente, mostrano la comparsa ex novo di caratteri anatomici maschili o viceversa femminili, come pure l’insorgenza di fenomeni degenerativi che riducono o compromettono radicalmente il potenziale riproduttivo del pesce. Roma, 22 giugno
2009 La scheda Che cosa: Contributo dell’Irsa-Cnr al Salone
Professionale delle Tecnologie per l’Acqua - Hydrica Quando: 23- 25 giugno Dove: PadovaFiere - Via N. Tommaseo, 59 Padova Informazioni: Roberto Ramadori, Irsa-Cnr, tel. 06/90672795, e-mail ramadori@irsa.it da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Giugno/58_giu_2009.htm
Dagli abissi del Mediterraneo agli abissi dello
spazio Il Cnr aderisce alla prima ‘‘Notte bianca della prevenzione e della
ricerca”,organizzata dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.di Roma. In programma
collegamenti dall’imbarcazione Walkirye, su cui vive il piccolo Niky, affetto da una forma d’asma
che non gli consente di vivere a terra, e dall’Area della ricerca di Pisa, dove
si parlerà delle risposte psico-fisiche rilevate in apnea e nella navicella
spaziale che compirà il viaggio verso Marte Un viaggio virtuale
‘dagli abissi del Mediterraneo agli abissi dello spazio’, dedicato a ragazzi e
adulti, con gli ‘effetti speciali’ di alcuni spettacolari progetti di ricerca
scientifica. E’ quanto il Consiglio nazionale delle ricerche mostrerà
nell’ambito della ‘Notte bianca della prevenzione e della ricerca’, domani
sabato 20 giugno dalle ore 20, presso Dall’imbarcazione
Walkirye (nelle foto in calce), su
cui vive con i genitori Paolo e Paola il piccolo Niky, affetto da una rara forma
d’asma che non gli consente di vivere a terra, i ricercatori del Gruppo
interdisciplinare di oceanografia dell’Istituto dell’ambiente marino e costiero
di Capo Granitola racconteranno il loro progetto pilota per sistemi ICT a bordo
di imbarcazioni. In collaborazione tra Iamc-Cnr e Associazione Walkirye
Adventures e con il finanziamento dell’Assessorato bilancio della Regione
siciliana, è in sperimentazione a bordo dell’imbarcazione un kit digitale per il
rilevamento e la trasmissione di dati video e acustici in grado di rilevare e
registrare suoni ad alta frequenza (0,1-200 kHz), così da raccogliere dati
riguardanti la rotta seguita, l’eventuale presenza di sorgenti sonore, la
velocità e la presenza di esemplari di cetacei. “In particolare”,
spiega il direttore dell’Istituto Cnr, Salvo Mazzola, “l’idea è di effettuare un
monitoraggio della presenza di cetacei nei mari italiani e in zone del
Mediterraneo poco studiate quali Dalla Sicilia alla
Sardegna. In collegamento con il motopeschereccio Gisella i ricercatori del
Dipartimento di Biologia animale ed ecologia dell’Università di Cagliari,
spiegheranno la campagna di pesca internazionale Medits-Mediterranean Trawl
Survey, condotta con vari partner dei
Paesi del Mediterraneo, fra cui l’Iamc-Cnr, tesa a monitorare le variazioni di
biomasse delle principali specie ittiche presenti nel Mediterraneo. Dalla costa
di Alghero i ricercatori immergeranno una rete a strascico a circa
In collegamento con
l’Area della ricerca del Cnr di Pisa, Remo Bedini e Antonio Benassi, ricercatori
dell’Ifc-Istituto di fisiologia clinica, racconteranno i risultati delle loro
ricerche sull’apnea, nell’ambito delle attività del Centro Extreme (Scuola
Sant’Anna, Fisiologia Clinica CNR e Università di Pisa), ricerche che hanno
consentito di eseguire la prima ecografia a Il viaggio si
chiuderà con il racconto dei risultati preliminari dell’esperimento condotto dal
Centro Extreme,, per misurare la risposta psico-fisica dei sei astronauti che
simulano, chiusi negli spazi angusti della navicella spaziale Nek a Mosca, il
viaggio dalla Terra verso Marte, previsto nel 2020 (progetto Ares-Astronauts resistance
enhancement to stress). Il team è appena rientrato dalla Russia dove ha condotto
una serie di esperimenti finalizzati a indagare i meccanismi biologici,
psicologici e fisici alla base della vulnerabilità individuale allo stress da
confinamento e a utilizzare i dati ottenuti per mettere a punto misure
correttive. Della squadra fanno parte Angelo Gemignani, del Dipartimento di
Scienze Fisiologiche dell’Università; Antonio Benassi e Alessandro Pingitore di
Ifc-Cnr. Direttore del Centro Extreme è Antonio L’Abbate, dell’Ifc-Cnr e
professore ordinario alla Scuola Superiore Sant’Anna. Roma, 19 giugno
2009 La
scheda: Che
cosa: Notte bianca della
prevenzione e della ricerca Chi:
Istituto dell’ambiente
marino e costiero (Iamc-Cnr), Istituto di Fisiologia Clinica
(Ifc-Cnr) Dove:
Ludoteca dell’Ospedale
Pediatrico Bambin Gesù, p. sant’Onofrio 4, Roma Quando:
sabato 20 giugno 2009,
dalle ore 20 da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Giugno/57_giu_2009.htm
Clima: il
maggio più secco dopo il periodo più piovoso Il mese appena terminato è stato quello con
meno pioggia tra i corrispondenti degli ultimi due secoli. E il terzo per
temperatura. Lo attesta la banca dati dell’Isac-Cnr, che aveva già registrato il
record di piovosità del novembre-aprile precedente Quello del 2009 è stato
il maggio più secco degli ultimi due secoli in Italia. E il terzo per
temperature. Un nuovo primato, registrato dalla banca dati del gruppo di
Climatologia storica dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del
Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr), dopo quello che aveva
posizionato al primo posto per piovosità il periodo immediatamente precedente,
dal novembre 2008 allo scorso aprile. “Dopo sei mesi
eccezionalmente piovosi, che hanno segnato un importante record, il mese appena
trascorso si distingue per il motivo opposto: è stato il maggio più secco degli
ultimi due secoli”, spiega Teresa Nanni dell'Isac-Cnr, precisando che “la
piovosità è stata del 69% inferiore alla media dei mesi di maggio compresi tra
il 1961 e il 1990, il periodo che in climatologia viene convenzionalmente
assunto come riferimento”. “Per quanto riguarda le
temperature”, prosegue la responsabile del gruppo di Climatologia storica
dell'istituto bolognese, “le settimane estremamente calde che tutti ricordiamo,
appena mitigate dagli ultimi giorni del mese, posizionano il maggio di
quest’anno sul terzo gradino del podio, con un’anomalia rispetto alla media
1961-90 di +2,9°C. Il primo e secondo posto restano, a pari merito, al maggio
del 1828 e del La successione tra
questo mese che spicca per scarsa piovosità e il periodo dal novembre 2008
all’aprile 2009, che aveva registrato una piovosità da primato, del 54%
superiore alla media dei mesi corrispondenti, “ha riportato i valori della
primavera 2009 perfettamente nella media per quanto riguarda le precipitazioni,
113° posto degli ultimi 200 anni con un +5%”, prosegue la ricercatrice
dell’Isac-Cnr. “Per quanto concerne le
temperature, invece, la stagione risulta notevolmente sopra la media: per ora è
la quarta con un’anomalia di + Roma, 4 giugno 2009 La scheda: Che cosa: temperatura e piovosità del
maggio 2009 Chi: Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna (Isac-Cnr). Informazioni: da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Giugno/50_giu_2009.htm
Nuove
prospettive terapeutiche per il melanoma Uno studio condotto dall’Ibim-Cnr indica
alcuni derivati della porfirina quali candidati per la progettazione di agenti
contro questo tumore cutaneo, il più letale per la popolazione di pelle chiara.
La ricerca è stata pubblicata su Oncology Reports Il melanoma è la forma più aggressiva e letale di cancro cutaneo nella popolazione caucasica di pelle chiara. Ha un alto potenziale di diffusione metastatica nella fase di crescita verticale, nella quale il tasso di sopravvivenza a lungo termine dei malati è estremamente limitato. La sua resistenza agli attuali trattamenti anti-tumorali è notoria e rende essenziale l’individuazione di nuovi e più efficaci agenti chemioterapici. Uno studio condotto da Giovanna Barbieri e Maria Assunta Costa dell’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Palermo (Ibim-Cnr), ha identificato una nuova classe di derivati della porfirina, sintetizzati dal gruppo di Lorenzo Pellerito del Dipartimento di Chimica Generale e Inorganica dell’Università di Palermo, la cui efficacia come potenziale farmaco antitumorale è basata sulla proprietà della porfirina di accumularsi in grande quantità e per lunghi periodi di tempo solo nelle lesioni tumorali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Oncology Reports, che le ha dedicato la copertina. “Questi derivati della porfirina possono essere considerati degli ottimi candidati per la progettazione di agenti terapeutici ed approcci terapeutici migliori” confermano Maria Assunta Costa e Giovanna Barbieri. “Avevamo precedentemente dimostrato che due derivati della porfirina, il (Bu2Sn)2TPPS e il (Bu3Sn)4TPPS, determinano il cento per cento di morte delle cellule di melanoma inducendo l’apoptosi, un processo altamente regolato che determina la morte cellulare mediante una sorta di ‘suicido’”. L’obiettivo della nuova ricerca è stato lo studio dei segnali intracellulari attivati da questi complessi. “La morte per apoptosi delle cellule di melanoma trattate con questi derivati della porfirina dipende dall’attivazione di alcune protein-chinasi (MAPK o mitogen activated protein kinase)”, spiegano le ricercatrici dell’Ibim-Cnr. “Utilizzando la naturale fluorescenza della porfirina abbiamo inoltre osservato la localizzazione di questi complessi nei nuclei e nei nucleoli delle cellule di melanoma trattate. I risultati ottenuti suggeriscono che i target di questi derivati della porfirina sono probabilmente localizzati nel nucleo”. Lo studio, infine, “dimostra che questi derivati della porfirina, usati in soluzioni maggiormente diluite, sono meno tossici per le cellule di melanoma ma sufficienti a inibire la crescita e la motilità cellulare, suggerendo dunque un loro ruolo fondamentale nella regressione dello stato invasivo-metastatico delle cellule di melanoma”. Roma 27 Maggio 200 La scheda: Chi: Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare ‘Aberto Monroy’, Ibim -Cnr di Palermo. Che cosa: Studio sui derivati della porfirina quali potenziali
agenti antitumorali,’Effects of two organotin(IV) (sulfonatophenyl) porphinates on MAPKs and on the growth
of A375 human melanoma cells’, pubblicato su Oncology Reports, Volume 21, Number
3, March 2009 Per informazioni:
Giovanna
Barbieri, Ibim-Cnr, tel: +39091652937, Maria Assunta Costa,
Ibim-Cnr, tel:+390916809529-539 da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Maggio/49_mag_2009.htm
CHU: LA
RICERCA INTERNAZIONALE RISOLVERA’ IL
PROBLEMA ENERGETICO Il Segretario
del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e Premio Nobel in visita al CNR.
“Gli Usa si sono assunti un profondo impegno, ma le sfide del cambiamento
climatico e dell’energia pulita vanno affrontate in collaborazione tra i vari
Paesi”. Il nucleare, secondo Steven Chu, può essere una fonte pulita e la questione delle scorie è “risolvibile”.
Il presidente Luciano Maiani, ha illustrato le attività di ricerca svolte dal
CNR sulle fonti di energia sostenibili, auspicando “nuove e più strette
collaborazioni tra Italia e USA”
Steven Chu, Segretario del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Fisica, in Italia e oggi a Roma per una serie di incontri istituzionali in vista dell’apertura del G8 dell’Energia di domani, si è recato questo pomeriggio in visita al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), per un incontro con il Presidente dell'Ente, Luciano Maiani, e con un gruppo di ricercatori e dirigenti. Presso la sede del CNR, Chu ha tenuto una relazione per condividere con i colleghi gli impegnativi sforzi dell’amministrazione statunitense, dei quali egli è uno dei principali protagonisti, nella ricerca di nuove fonti energetiche e nella lotta all'inquinamento, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini del mondo. Tra i temi toccati dal prof. Chu, la riduzione dei costi di produzione dell'energia solare, il potenziamento delle energie rinnovabili, la cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica, l’applicazione di sistemi costruttivi innovativi volti a una maggiore efficienza energetica e a un minore consumo, la costruzione di nuove e più efficienti batterie. Tra i molti dati esposti, quelli sul virtuoso rapporto tra investimenti in efficienza energetica e riduzione di emissioni di CO2. Riguardo la questione delle scorie nucleari, il prof. Chu ha affermato che si tratta di un “problema risolvibile”, aggiungendo che l’energia nucleare può essere una fonte pulita per soddisfare una parte del fabbisogno energetico di base. “La scienza può e deve contribuire a risolvere le questioni economiche globali e le sfide energetiche e climatiche”, ha affermato il segretario del Dipartimento dell'Energia statunitense. “La nuova amministrazione statunitense ha scelto, in questo senso, di assumersi un profondo impegno per cercare di trovare risposte ai temi caldi del cambiamento climatico e della ricerca di una energia pulita per il futuro. Le sfide che gli scienziati hanno di fronte possono essere affrontate solo mediante la collaborazione tra Paesi. Gli Usa – ha concluso Steven Chu - stanno facendo la loro parte grazie alla decisione del Governo di Barack Obama di raddoppiare gli investimenti per la ricerca, e implementare la cooperazione tra nazioni per ottenere nuove tecnologie energetiche”. Nell'occasione, il presidente Maiani ha illustrato le attività di ricerca svolte dall’Ente, esprimendo l'auspicio “che questa visita nel maggiore Ente di ricerca italiano apra la strada a nuove e ancor più strette forme di collaborazione tra Italia e Stati Uniti. Anche il CNR sta investendo notevoli risorse nella ricerca di fonti di energia sostenibili, estendendola grazie alla spiccata multidisciplinarietà su numerosi fronti di attività”. Durante un colloquio, il presidente del CNR ha illustrato al prof. Chu tali attività, riscuotendo da parte del segretario del Dipartimento dell'Energia statunitense un notevole interesse. “Tra i campi su cui i ricercatori CNR stanno indagando – ha proseguito il prof. Maiani - il fotovoltaico di seconda e terza generazione, i metodi di combustione a basso impatto inquinante, la geotermia, i generatori intelligenti di luce, i nuovi materiali fotonici, le nuove celle a idrogeno e i sistemi per il sequestro e il reimpiego del carbone residuo ottenuto da consumi agricoli”. Roma, 23 maggio 2009 da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Maggio/48_mag_2009.htm
Rapporto
sull’immigrazione in Italia L’immigrazione in Italia dagli
anni ’90 è più che decuplicata, nonostante la normativa tesa a regolamentarla e
il basso livello di sviluppo, che dovrebbe renderci meno attraenti come
destinazione. Come “Nel 1991 si
contavano sul suolo italiano 356 mila residenti stranieri, pari allo 0,6% della
popolazione totale” spiega Corrado Bonifazi. “Oggi, nel 2009, gli stranieri sono
stimati in circa 3,9 milioni, pari al 6,5% della popolazione. La crescita è
analoga a quella registrata in Germania negli anni cinquanta e sessanta, gli
anni, per intenderci, in cui sei milioni di nostri connazionali emigrarono
all’estero. Tra la Germania del dopoguerra e l’Italia degli anni 2000 ci sono
tuttavia delle profonde diversità. L’economia tedesca del dopoguerra aveva un
tasso medio annuo di crescita del 5,1%. Tra il 1993 e il 2005 la nostra economia
è invece aumentata solo dell’1% annuo. Anche il contesto politico è
profondamente diverso: nel dopoguerra i tedeschi incentivarono con accordi
bilaterali l’arrivo di lavoratori stranieri; i governi italiani, invece, da
quando ha avuto inizio il flusso migratorio verso il nostro paese, hanno sempre
cercato di limitare il numero degli immigrati”. Aggiunge
Bonifazi: “L’immigrazione straniera in Italia ha in questi anni acquistato
caratteri sempre più precisi. Si sono affermate tre collettività principali (la
rumena, l’albanese e la marocchina), che insieme rappresentano il 41% del
totale. La presenza straniera è concentrata nelle aree più dinamiche del paese,
con il Centro-Nord che accoglie l’88% degli stranieri residenti. Al Nord gli
immigrati rappresentano ormai circa il 10% della forza lavoro e degli occupati.
Rilevante è anche il contributo che la popolazione straniera dà alla stagnante
demografia del paese. Più del 15% dei nati nel “Le ragioni
che hanno determinato una crescita così elevata dell’immigrazione in un
contesto, come quello italiano, caratterizzato da un quadro politico teso a
regolamentare gli ingressi e da un andamento economico non particolarmente
brillante sono molteplici” spiega Corrado Bonifazi. “L’alto livello di reddito e
i bassi tassi di disoccupazione che caratterizzano molte aree del paese; la
consistente economia sommersa (stimata tra il 15 e il 20% del PIL); la
persistente bassa fecondità che si è avuta nella popolazione autoctona tra il
1991 e il 2007; il basso livello di mobilità interna tra il Mezzogiorno e il
Centro-Nord; un sistema di welfare non in grado di rispondere ai bisogni di un
paese che ha visto il numero di persone con più di 65 anni approssimarsi ai 12
milioni, di cui 2,3 milioni con qualche forma di disabilità”
I lavori dell’incontro saranno aperti del Direttore dell’Irpps Sveva Avveduto, poi Corrado Bonifazi, responsabile della ricerca, esporrà i dati contenuti nel rapporto. Tra i presenti, il Direttore del Dipartimento Identità Culturale del Cnr Tullio Gregory, Gian Carlo Blangiardo dell’Università di Milano Bicocca, Giuseppe Casucci della UIL e Ugo Melchionda dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Tra le personalità della politica, hanno confermato la loro presenza il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Senatore Giuseppe Pisanu e il Senatore Massimo Livi Bacci. Roma, 19 maggio 2009 La scheda Chi: Cnr - Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (Irpps) Che cosa: Tavola rotonda sul rapporto del Progetto Europeo “Mediterranean and Eastern European countries as new immigration destinations in the European Union” (IDEA). Quando: 21 maggio 2009 alle ore 15,00 Dove: Consiglio nazionale delle ricerche - Aula Marconi, Piazzale Aldo Moro 7, Roma Per informazioni: Corrado Bonifazi (Irpps - Cnr); tel. 06.4993.2871 da: http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/comunicati/italiano/2009/Maggio/46_mag_2009.htm
Mi stanco solo a
guardarti Osservare le azioni degli altri eccita le
aree corticali deputate al movimento. E’
la conclusione di una scoperta dei ricercatori dell’Università la Bicocca e del
Cnr, pubblicata su Plos-One
Ricercatori del Laboratorio di
elettrofisiologia cognitiva dell’Università di Milano-Bicocca coordinati da “Dopo
350 millisecondi
dalla presentazione dell’immagine”, spiega la
responsabile dello studio, “si notava un’intensa attività dei neuroni specchio
inferoparietali, motori e premotori che normalmente codificano l’azione (in
dettaglio V5/MT destro, extra-striate body area sinistra, solco
temporale superiore sinistro, corteccia premotoria e motoria sinistra, corteccia
cingolata e frontale inferiore) in misura molto maggiore alle
immagini dinamiche rispetto a quelle statiche, soprattutto nel cervello
maschile. Nel cervello femminile è emerso, invece, un interesse generalizzato
verso tutte le figure umane e un minore effetto di differenza tra immagini
denotanti sforzo muscolare intenso piuttosto che debole”.
Questa
diversità riscontrata tra i sessi potrebbe essere di origine parzialmente
biologica, considerato che l’individuo maschile è dotato di un apparato
muscolare mediamente più potente e potrebbe rispecchiarsi maggiormente nello
sforzo muscolare altrui. Parallelamente, potrebbe riflettere una preferenza
culturale di giovani maschi adulti per azioni ad alto dinamismo che si svolgono
in un contesto sportivo. Questi
nuovi dati aiutano a comprendere i meccanismi imitativi per cui ci si prepara
dal punto di vista sia fisiologico sia corticale a compiere
un’azione semplicemente guardando i nostri
simili. “E il caso”, sottolinea Mado
Proverbio, “dei calciatori che si preparano a segnare un rigore mentre osservano
i compagni già in azione, o di chi si prepara ad attraversare un ponte
pericolante e guarda le strategie motorie dei compagni che lo precedono.”
Infatti, è nota da tempo l’utilità nell’esaminare immagini che ritraggono il
gesto sportivo, o la semplice immaginazione del gesto per la preparazione
atletica. La
possibilità di attivare la corteccia motoria e premotoria, che governano il
nostro stesso movimento, semplicemente mostrando visivamente azioni umane spiega
anche perché è così interessante per noi vedere gli altri che si muovono (per
esempio una partita di calcio o una gara di ballo in televisione).
Studi
fisiologici precedenti avevano mostrato che l’osservazione di atleti impegnati
in attività muscolare di crescente intensità (per es. sollevamento pesi o tapis
roulant) da parte di persone immobili generava in loro un aumento della
frequenza respiratoria e del battito cardiaco, come se rispecchiassero nel loro
corpo lo sforzo muscolare degli atleti, ma finora nulla era noto sulla
concomitante attività cerebrale. Roma,
7 maggio 2009 La scheda Chi: Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva dell’Università Milano-Bicocca, Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr di Milano-Segrate Che cosa: studio sull’attività cerebrale
dei soggetti che osservano persone in
movimento, pubblicato su Plos-One http://www.plosone.org/article/comments/info:doi/10.1371/journal.pone.0005389
Il massaggio accelera lo sviluppo cerebrale
dei neonati Una
équipe di ricercatori guidata da Lamberto Maffei (Scuola Normale di Pisa e
Istituto di Neuroscienze – Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha dimostrato per
la prima volta gli effetti benefici della “massage therapy” sulla crescita post
natale, in particolare sulla maturazione del sistema visivo. La ricerca è
stata pubblicata sulla rivista The Journal of Neuroscience Arricchire l’ambiente in cui
vivono i neonati con il massaggio ("massage therapy") promuove lo sviluppo
cerebrale ed in particolare stimola la maturazione del sistema visivo. E’ il
risultato di uno studio condotto in parallelo su neonati umani e cuccioli di
ratto pubblicato dalla rivista scientifica The Journal of Neuroscience. La
ricerca è stato realizzata grazie alla collaborazione fra Per la prima volta è stata scientificamente provata l’importanza della ricchezza dell’ambiente, in questo caso sotto forma di stimolazione tattile, come forza motrice dello sviluppo postnatale precoce. Nonostante il massaggio sia sempre più spesso incluso nella cura dei neonati umani, con qualche evidenza per un suo effetto positivo sul tasso di crescita corporeo, né negli animali né nell’uomo era noto se potesse influenzare lo sviluppo del cervello. Per rispondere a questa domanda
sono stati esplorati gli effetti del massaggio sullo sviluppo cerebrale, ed in
particolare sullo sviluppo visivo, in un gruppo di bambini pretermine sani e, in
parallelo, in cuccioli di ratto appena nati. I risultati mostrano che il
massaggio influenza la maturazione dell’attività cerebrale evocata dalla visione
e dell’acuità visiva sia nei bambini che nei cuccioli di ratto. Nei bambini è
stata inoltre valutata l’attività elettroencefalografica, che è risultata avere
una maturazione più rapida nei bambini massaggiati. L’équipe di ricercatori, coordinata da Lamberto Maffei, ha dimostrato come il massaggio agisca modulando i livelli di specifici fattori già presenti nell’organismo, in particolare dell’IGF-1 (Insulin like growth factor 1), conosciuto anche con il nome di somatomedina, un ormone di natura proteica con una struttura molecolare simile a quella dell’insulina che viene prodotto soprattutto a livello epatico. L’IGF-1 riveste un ruolo importantissimo nei processi di crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in età adulta. «Nei bambini – spiega Lamberto Maffei del CNR-SNS la massage therapy aumenta i livelli ematici di IGF-1. I risultati nel ratto mostrano che il massaggio aumenta i livelli di IGF-1 nel cervello, mentre il blocco dell’azione dell’IGF-1 elimina gli effetti del massaggio sullo sviluppo dell’acuità visiva. Questo suggerisce che IGF-1 potrebbe essere uno dei mediatori degli effetti del massaggio sullo sviluppo visivo anche nei bambini». Roma, 6 maggio 2009 La
scheda: Che cosa: Studio sugli effetti del massaggio infantile pubblicato su The Journal of Neuroscience Chi: Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa, Scuola Normale di Pisa Referenze: Andrea
Guzzetta, Sara Baldini, Ada Bancale, Laura Baroncelli, Francesca Ciucci, Paolo
Ghirri, Elena Putignano, Alessandro Sale,
Da
novembre ad aprile record di piovosità degli ultimi due
secoli La banca dati dell’Isac-Cnr posiziona tale
periodo appena trascorso come il più piovoso dei periodi corrispondenti negli
ultimi 200 anni (54% in più della media). L’aprile 2009 è al 14° posto Ad aprile l’impressione
di molti è stata che non fosse mai piovuto tanto. La banca dati del gruppo di
Climatologia storica dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del
Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr) posiziona invece al
record della piovosità in Italia negli ultimi 200 anni non il singolo mese di
aprile appena trascorso, ma il periodo che va da novembre ad aprile
inclusi. “Considerando la
precipitazione del periodo che va dal novembre 2008 all’aprile
Per quanto riguarda
l’aprile 2009, invece, esso si pone al 14° posto della serie storica degli
ultimi 200 anni, anche se con un’anomalia del 59% di piovosità in più rispetto
alla media del periodo di riferimento. “I mesi di aprile più piovosi”, continua
Nanni, “si sono verificati quasi tutti prima del 1950, tranne quelli del 1974,
1978, 1989, 1990, per questo forse ne abbiamo perduto memoria All’abbondante
precipitazione del mese appena trascorso si è associata una temperatura media
piuttosto mite, che pone l’aprile 2009 al settimo posto nella classifica degli
ultimi due secoli, con Roma , 5 maggio 2009 Per ulteriori dettagli: http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate_news.html La scheda: Che cosa: piovosità tra novembre 2008 e aprile 2009
Chi: Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del cnr di Bologna (Isac-Cnr). Informazioni:
Lavorare fa bene. Se ci
si controlla La prevenzione attiva sul luogo di lavoro
permette la riduzione del rischio
cardiovascolare dei dipendenti monitorati. Lo conferma uno studio sui dipendenti
della Fao di Roma, coordinato
da I luoghi di lavoro visti non più solo per l’esposizione a rischi specifici, ma come ambiti di aggregazione dove sviluppare interventi comunitari di promozione della salute e di prevenzione delle malattie. E’ la filosofia dello studio condotto, nell’ambito del Coronary Heart Disease Prevention Program, nato in collaborazione tra il Servizio di prevenzione e protezione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e il Medical Service della Fao (Food and Agriculture Organization) di Roma. “Lo studio, in sintonia con il
Documento dell’Executive Board dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
sulla prevenzione delle malattie cronico-degenerative nei luogi di lavoro”,
spiega Dei 632 dipendenti (359 uomini e 273 donne) che hanno partecipato allo studio i 212 (35,5%) portatori di più fattori di rischio o anche di un solo fattore di rischio ma di entità elevata, sono stati invitati per un follow-up di visite ambulatoriali. Di questi, hanno aderito al programma in 124 (58,5%), in genere quelli a maggior rischio calcolato. “Dopo 5 anni”, aggiunge Josef
Pille, direttore del Medical Service della Fao, “a un nuovo screening
generale per valutare lo stato di salute cardiovascolare del personale, nel
gruppo d’intervento si è ottenuto un netto miglioramento di tutti i principali
fattori di rischio (fumo e obesità in primis), con una riduzione del rischio a
10 anni, da “Va sottolineato che tale risultato è stato ottenuto con un costo annuale di meno di 14.000 Euro”, conclude Volpe, “pertanto nell’ambito di un programma di prevenzione attiva in un luogo di lavoro, mirato alla modificazione dello stile di vita e, quando necessario, anche basato sul trattamento farmacologico, può permettere di raggiungere, in soggetti motivati e aderenti, valori di fattori di rischio in sintonia con le Linee Guida sulla riduzione del rischio cardiovascolare. Tali esperienze suggeriscono una possibile evoluzione dalla medicina del lavoro in senso classico a una medicina in ambiente di lavoro, la cosiddetta workplace-medicine, al fine di una migliore prevenzione e protezione del personale”. Roma, 30 aprile 2009 La scheda Chi: Servizio di prevenzione e protezione del Cnr e Medical Service della Fao Che cosa: ‘Coronary Heart Disease Prevention Program’ - Studio sulla popolazione multietnica lavorativa della Fao Referenze: Volpe
R, Pille J, Gavita R, Valle S: Workplace-medicine, un’opportunità per ridurre il
rischio cardiovascolare. L’esperienza
del “FAO Medical Service Coronary Heart Disease Prevention Program”. VII
Congresso Nazionale della Società Italiana Prevenzione Cardiovascolare, Napoli
26-28 febbraio 2008. Per informazioni:
Nuova scoperta sul ‘ricambio’ dei neuroni
L’ischemia può portare all’ictus, che in Italia colpisce
200 mila persone l’anno ed è la terza causa di morte. Una ricerca cui hanno
partecipato Iac-Cnr e Fondazione Santa Lucia di Roma, pubblicata su PLoS ONE, ha individuato alcuni
fattori che impediscono la formazione di nuove cellule
cerebrali Una ricerca internazionale alla quale hanno partecipato
ricercatori dell'Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio
nazionale delle ricerche (Iac-Cnr), della Fondazione Santa Durante un'ischemia, quando il sangue non arriva più a
una porzione del cervello, per esempio a causa dell'ostruzione o della rottura
di un vaso sanguigno, alcuni neuroni cominciano a morire per mancanza di
ossigeno e di altri elementi nutritivi. L’ischemia, nei casi più gravi, può
portare all’ictus, che in Italia colpisce ogni anno 200 mila persone ed è la
terza causa di morte. Ma, al posto di quelle ‘morte’, possono nascere nuove
cellule cerebrali? In teoria sì, però nonostante l’intensa attività di ricerca
degli ultimi dieci anni molte cose restano ancora da capire.
“Un modello matematico”, spiega Roberto Natalini
dell’Istituto per le Applicazione del Calcolo del CNR, “ha ora permesso di
confermare il ruolo di alcuni fattori inibitori della possibilità di rigenerare
nuovi neuroni in un cervello adulto, oltre che di simulare l’attività di queste
cellule durante la crisi ischemica, aprendo così la strada a una sperimentazione
più affidabile di nuovi farmaci in grado di potenziare l’azione delle cellule
staminali ‘riparatrici’”. “In seguito a un’ischemia, il cervello tenta
faticosamente di ripararsi: alcune staminali di una precisa area, chiamata zona
subventricolare, vengono allertate da segnali chimici emessi dalle cellule
danneggiate, una sorta di ‘chiamata di soccorso’”, spiega Cinzia Volontè,
ricercatrice della Fondazione Santa Lucia e dell’Istituto di neurobiologia e
medicina molecolare (Inmm) del Cnr. “Queste staminali rispondono producendo
nuove cellule, chiamate precursori neuronali, che si muovono per andare a
sostituire i neuroni danneggiati. Il nostro gruppo ha scoperto che l’ostacolo
principale da superare, in questo caso, si chiama ATP, adenosinatrifosfato: una
molecola chiave del metabolismo energetico della cellula, che viene rilasciata
durante un’ischemia e che, se presente nello spazio extracellulare in dosi
massicce, inibisce l'azione delle staminali e dei precursori”. La ricerca ha mostrato come questo meccanismo dipenda da
un numero abbastanza ridotto di fattori, riproducendo, con un modello matematico
al computer, i risultati ottenuti in sperimentazione su ‘fettine’ di cervello di
topo. “La simulazione”, dice Filippo Castiglione, ricercatore Iac-Cnr, “da un
lato ha permesso di validare le conclusioni biologiche (i fattori considerati
sono stati sufficienti a spiegare i risultati) e, dall'altro, permetterà in
futuro di condurre sperimentazioni tridimensionali realistiche, che sarebbero
impossibili a livello biologico, misurando e ottimizzando le prestazioni dei
farmaci, allo scopo di aprire la strada a nuove terapie farmacologiche di tipo
rigenerativo”. La parte biologica della ricerca si è svolta in
laboratorio, utilizzando un modello cellulare formato da lamine sottili di
cervello di ratto, contenenti sia parti di corteccia sia la zona subventricolare
di produzione delle staminali. In queste lamine è stata indotta in vitro
un’ischemia, ed è stata studiata la capacità di generazione e di migrazione di
nuovi precursori. “Il composto commerciale PPADS (antagonista dei recettori per
l’APT) ha mostrato una elevata capacità
di ridurre l'effetto inibitorio causato dall'ATP sui precursori attivati in
seguito al danno provocato dall’ischemia cerebrale”, afferma Fabio Cavaliere,
coautore dello studio, biologo del laboratorio Neurotek, del Dipartimento di
Neuroscienze dell’Università dei Paesi Baschi. Sotto il profilo computazionale, un modello matematico
ha riprodotto lo svolgersi di questi esperimenti, simulando l'attività delle
cellule staminali, con o senza farmaci. “Questo modello”, conclude Natalini, “è
basato su delle equazioni differenziali di bilancio di massa che tengono conto
di come evolvono le densità di cellule staminali e di precursori e le
concentrazioni delle molecole, inibitrici o attivatrici. Il confronto tra gli
esperimenti biologici e le simulazioni numeriche ha permesso di affinare il
modello matematico, fino a renderlo più preciso ed efficace, stabilendo così un
sostanziale accordo tra esperimenti e simulazioni”. Secondo Fabio Cavaliere “questa ricerca è un primo passo
verso la comprensione profonda di questi fenomeni. Studi ulteriori saranno
necessari per capire come si comportano i precursori alla fine della migrazione,
una volta arrivati nell'area danneggiata, e il modello matematico dovrà essere
esteso a coprire tutto il ciclo rigenerativo. Sono sempre più convinto che
discipline translazionali come neuroscienze e matematica costituiranno il futuro
per lo sviluppo di nuove terapie nel campo della medicina rigenerativa”.
Roma, 23 aprile 2009 La
scheda Chi: Istituto
per le applicazioni del calcolo del Cnr e Fondazione Santa Lucia,
Roma Che
cosa: un modello matematico ha simulato il ‘ricambio’
dei neuroni dopo l’ictus. Studio pubblicato su PLoS ONE, http://www.plosone.org/. “A Model of
Ischemia-Induced Neuroblast Activation in the Adult Subventricular
Zone”. Autori: Maya Briani, Filippo Castiglione, Roberto
Natalini, Davide Vergni: Istituto per le Applicazione del Calcolo, CNR; Silvia
Middei, Istituto di Neuroscienze, CNR/Santa Lucia; Elena Alberdi, Fabio
Cavaliere, Carlos Matute: Neurotek,
Dipartimento di Neuroscienze dell’Universitá dei Paesi Baschi; Klaus G.
Reymann: Istituto Leibniz di Magdeburgo;
Cinzia Volonté: Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare, CNR/Santa
Lucia. Per
informazioni: Roberto Natalini,
Istituto per le applicazioni del Calcolo del Cnr, Roma, 06.72594676,
skype: robbi60; e-mail: roberto.natalini@gmail.com; Cinzia
Volontè, Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr, presso
Fondazione Santa Lucia, Roma, tel. 06.501703084.
I danni da sisma dipendono
anche dal terreno Misure
geofisiche condotte dall’Imaa-Cnr nell’area colpita dal terremoto evidenziano
l’incidenza delle differenti tipologie di suolo. Un’informazione necessaria per
ricostruire in sicurezza Ricercatori dell’Istituto di
metodologie per l'analisi ambientale (Imaa) del Consiglio nazionale delle
ricerche di Tito scalo (Pz), in collaborazione con università della Basilicata,
università di Siena e German research centre for geosciences (Gfz) di Potsdam,
sono al lavoro nel territorio abruzzese per una campagna di misure e di raccolta
dati sulle caratteristiche vibratorie dei suoli nelle aree edificate colpite dal
terremoto. “Non tutti i terreni sono di
uguale ‘consistenza’ ed alcuni sono più vulnerabili di altri. Studiarne le
caratteristiche consente di prevedere la loro risposta alle onde sismiche”,
spiega Maria Rosaria Gallipoli, dell’Imaa-Cnr. “Ad esempio, le informazioni
elaborate mostrano che i terreni sedimentari di Navelli hanno amplificato
l’intensità dell’onda sismica di 3-4 volte e prolungato di molti secondi la
durata, rispetto agli effetti che la medesima scossa avrebbe provocato sulla
roccia”. Le misure e le elaborazioni,
in corso con il sostegno dei volontari
dell’Associazione nazionale pubbliche assistenze e il contributo della società
Progepiter, sono iniziate nel pomeriggio del 6 aprile, ad appena 12 ore di
distanza dalla più devastante scossa notturna, utilizzando 5 tromometri digitali
per l’acquisizione di microtremori, effettuando misure di geoelettrica e
installando 8 accelerometri per la registrazione di aftershock (repliche).
“I
microtremori, essendo ‘rumore’ sempre presente nel terreno, di origine sia
antropica sia naturale, permettono di stimare le ‘risonanze’ dei vari terreni”,
prosegue Gallipoli. “Su tutta l'area del danno sono state effettuate oltre 150
misure elaborate con la tecnica HVSR (Horizontal-to-Vertical Spectral Ratio),
che hanno fornito informazioni su come le caratteristiche vibratorie dei terreni
abbiano potuto incrementare il danneggiamento sugli edifici sovrastanti. Abbiamo
studiato molte località vicine tra loro che presentano caratteristiche
particolari: in quelle meno danneggiate troviamo funzioni HVSR piatte e sempre
inferiori a 2, mentre nei siti danneggiati si misurano forti picchi sino ad
oltre 7. Tali differenze caratterizzano, ad esempio, Monticchio ed Onna,
Gagliano Aterno e Goriano Sicoli, San Pio alle Camere e Castelnuovo (fig.1).
La stessa differenza può emergere anche all’interno dello stesso abitato come ad
esempio tra il centro storico di Navelli e la sua zona di espansione” (fig.2
). “Con
la geoelettrica possiamo poi riconoscere lo spessore e la profondità
sedimentaria dei terreni”, aggiunge Sabatino Piscitelli, ricercatore Imaa-Cnr.
“Finora sono state effettuate 4 tomografie di resistività elettrica (Ert) ad
alta risoluzione presso i siti di Navelli, Castelnuovo, Onna e Goriano Sicoli,
con obiettivo la caratterizzazione geologico-strutturale dei siti investigati
(profondità del bedrock, geometria dei corpi sedimentari, etc.)”. I dati
evidenziano la notevole variabilità delle condizioni geologiche, con coperture
superficiali, come a Navelli, o con spessori oltre gli “A
Navelli, durante uno degli eventi sismici, abbiamo registrato con gli
accelerometri contemporaneamente le ‘reazioni’ al suolo della roccia e dei
sedimenti. In corrispondenza della roccia il valore massimo delle accelerazioni
è di circa l’1.5% dell’accelerazione di gravità con una durata significativa di
7 secondi mentre in corrispondenza della parte sedimentaria si raggiungono
picchi di accelerazioni doppie con durata di oltre 20 secondi”(grafico
scossa navelli). Questo significa che nella parte rocciosa il terremoto è
stato avvertito molto meno che nella zona sedimentaria dove si concentrano i
danni più significativi. A conferma dei risultati ottenuti con i microtremori, a Castelnuovo, paese a pochi chilometri dall’Aquila e che ha subito danni equivalenti al IX grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (dunque tra le zone più colpite e danneggiate), sono stati registrati gli aftershock, per capire come oscillano i terreni anche in caso di forte terremoto. “I primi dati elaborati fanno ritenere che l'incremento di danno qui subito rispetto ad altre località pure prossime sia da attribuire ai notevoli effetti di amplificazione delle onde sismiche dovuti alla ubicazione del paese, che poggia su una collina di sabbia e ghiaie”, riprende Gallipoli. “Un terreno così ‘friabile’ ha provocato l’apertura di voragini, causando dissesti locali e aggravando il quadro del danneggiamento” La campagna di misure, che proseguirà ancora in tutti i centri abitati colpiti dal sisma, si inserisce nelle recenti linee guida previste dagli ‘Indirizzi e criteri generali per la microzonazione sismica’ editi dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome con il Dipartimento della Protezione Civile. “Uno strumento operativo a disposizione di comuni e regioni”, conclude Marco Mucciarelli, dell’università della Basilicata, “che fornirà una base conoscitiva della pericolosità sismica locale suddivisa in zone, consentendo di programmare interventi di riduzione del rischio sismico a varie scale, e fornire supporto alle opere provvisionali nella fase dell’emergenza” Roma, 21 aprile
2009 La scheda Che cosa: campagna di misure sulle caratteristiche vibratorie dei
terreni colpiti dal sisma Chi: Istituto
di metodologie per l'analisi ambientale del Cnr di Tito scalo
(Pz) Dove: L’Aquila e comuni
limitrofi Per
informazioni: Maria Rosaria Gallipoli, Istituto di metodologie per
l'analisi ambientale del Cnr, Tito scalo (Pz), tel. 0971/427285, e-mail:
gallipoli@imaa.cnr.it; Sabatino Piscitelli, Istituto di metodologie per l'analisi ambientale del Cnr, Tito scalo (Pz), tel. 0971/427239 , e-mail: piscitelli@imaa.cnr.it
La
tracciabilità contro il traffico illecito dei rifiuti Grazie alla tecnologia è oggi possibile
contrastare un business che rende alla criminalità circa 22 miliardi di euro
all’anno. Se ne è parlato nel corso del Convegno organizzato dal Cnr ‘La ricerca
per la gestione dei rifiuti secondo gli standard
europei’ Ogni anno in Italia
svaniscono oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti, quantitativo raffigurabile
in una montagna dell’altezza di circa Infatti, tra gli
Stati membri si registrano importantissime oscillazioni con pene detentive
variabili tra 3 mesi e 6 anni e con sanzioni pecuniarie comprese tra 3.000
e 850.000 euro. Un recente studio
condotto dalla UE in 13 porti europei, ha messo in rilievo che addirittura il
50% delle spedizioni di rifiuti registrano violazioni normative. E’ uno degli
argomenti trattati oggi nel corso del Convegno ‘La ricerca per la gestione dei
rifiuti secondo gli standard europei, organizzato dal Dipartimento Terra e
Ambiente (Dta) del Consiglio nazionale delle ricerche. La tecnologia e
l’innovazione come possono intervenire per contrastare il fenomeno del traffico
illecito e definire il percorso o il recapito finale? “La tracciabilità
evoluta dei rifiuti”, spiega Vito Felice Uricchio, ricercatore dell’Istituto di
ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Bari, “può essere eseguita, ad esempio,
utilizzando dispositivi RFID (Radio Frequency Identification) consistenti in
piccoli dispositivi elettronici, composti da un’antenna e un chip in grado di trasportare fino 2.000 byte di
dati. Il dispositivo RFID, come il codice a barre o la banda magnetica di una
carta di credito, fornisce un identificatore univoco, con, a differenza delle
altre tecnologie, l’importante vantaggio di poter trasmettere dati senza essere
posizionato in prossimità del lettore o dello scanner”. La tracciabilità dei
trasporti di rifiuti può beneficiare delle tecnologie di posizionamento e della
sempre più capillare diffusione di dispositivi di videosorveglianza orientati
anche ad obiettivi di natura diversa, in grado di ricostruire i percorsi da nodi
viari, o anche, attraverso sistemi di videosorveglianza intelligente per il
rilevamento automatico degli smaltimenti abusivi. L’evoluzione del concetto di
monitoraggio da mera acquisizione e registrazione dei dati, ha aperto nuove ed
interessanti prospettive di ricerca applicata. In tale direzione l’Irsa-Cnr in collaborazione con il Politecnico di Bari
ed il Centro internazionale alti studi universitari (Ciasu), ha sviluppato un
sistema integrato che consente sia la tracciabilità dei percorsi effettuati che
l’individuazione dei luoghi di carico e scarico (anche parziale). Il sistema si
compone di una unità transponder GPS/GPRS/GSM, di ridotte dimensioni e peso, da
montare su mezzi destinati al trasporto di rifiuti solidi e liquidi, in grado di
comunicare ad un sistema centrale la posizione del veicolo, le variazioni di
peso, di rotta, etc. e di un sistema informativo per la gestione e fruizione dei
dati raccolti e trasmessi. Tale sistema consente, quindi, di verificare
l’effettivo itinerario seguito dal mezzo, valutare eventuali comportamenti
sospetti come variazioni di percorso, soste prolungate, attraversamenti di aree
protette, di aree carsiche, di buffer di corsi d’acqua, lame e gravine, etc.,
analizzare i parametri attinenti al rischio ambientale collegato al trasporto di
rifiuti solidi e liquidi allo scopo di poter considerare la tutela dell’ambiente
tra gli elementi di valutazione per la scelta degli itinerari,
etc. Le attività di
tracciamento dei materiali o dei trasporti generano quantitativi particolarmente
significativi di dati, che possono essere proficuamente gestiti attraverso
tecnologie di Data Mining e di Knowledge Discovery. “Nel nostro Paese, c’è ancora molto da fare
nel settore dei rifiuti”, conclude “Ma è anche importante sottolineare”, prosegue il direttore “che la nuova direttiva sui rifiuti 2008/98 stabilisce con chiarezza che la gestione dei rifiuti deve essere conforme a una “gerarchia” che ponga in ordine di priorità prevenzione, riuso, riciclaggio, altre forme di recupero e infine smaltimento". Roma, 15 aprile 2009 La
scheda Chi:
Istituto di ricerca sulle acque (Irsa)
del Cnr e Centro internazionale alti studi universitari (Ciasu) del
Politecnico di Bari Che cosa:
sistema integrato
per la tracciabilità dei rifiuti
illeciti Per
informazioni: Vito Felice
Uricchio, Irsa-Cnr tel. 0805820532; e mail
vito.uricchio@ba.irsa.cnr.it |
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